La Santa Famiglia
ti sorrida dal Cielo e ti benedica!

mercoledì 9 giugno 2021

Beata Anna Maria Taigi

Sposa e madre cristiana

La beata Anna Maria Taigi nacque a Siena il 29 maggio 1769 e fu battezzata il giorno seguente. In seguito a dissesti finanziari i suoi genitori, Luigi Giannetti e Maria Masi, si trasferirono a Roma, quando lei aveva sei anni.
Nella città eterna venne affidata alle suore Maestre Pie Filippine, dove in due anni ricevette una completa formazione.
Per aiutare i genitori bisognosi, si dedicò a lavori diversi, anche più umili.
Ancor giovane si sposò con Domenico Taigi, uomo pio ma di un carattere difficile e grossolano. Anna Maria vi passò sopra, e badò principalmente alla virtù. Così per 49 anni, lei finissima nel tratto, ebbe l'opportunità di esercitare continuamente la pazienza e la carità.
Il matrimonio fu improntato ai più elevati principi cristiani. Conoscendone tutto il profondo valore etico-sociale, e considerandolo semplicemente come un'altissima missione ricevuta dal cielo, la Beata trasformò la sua casa in un vero santuario, dove Iddio aveva il primo posto. Docile al marito, evitava quanto poteva irritarlo e turbare la pace domestica. Sobria e laboriosa, non fece mancare mai nulla alla famiglia e, nel limite delle sue possibilità, fu larga con i poveri.
Ebbe sette figli dei quali tre morirono in tenera età: due maschi e due femmine diventarono adulti. Impartì loro un'educazione civile e religiosa accuratissima e completa.
Fin da bambina imparò a corrispondere alla grazia e cominciò a vivere una vita spirituale intensa. Aveva un solo desiderio: amare Dio e servirlo in tutto; una sola preoccupazione: evitare anche l'ombra di una qualsiasi imperfezione volontaria. Fu devotissima alla SS.ma Trinità, di Gesù Sacramento e della Passione del Signore; per la Madonna ebbe una tenerissima devozione.
Abbracciato l'Ordine Secolare Trinitario il 26 dicembre 1808, ne visse perfettamente lo spirito, e divenne serva fervida e adoratrice della SS.ma Trinità. Iddio l'arricchì di molti doni carismatici; singolare fra tutti, quello di un sole luminoso, che per 47 anni brillò davanti al suo sguardo, e nel quale vedeva quanto accadeva nel mondo e lo stato delle anime in vita e in morte.

mercoledì 28 aprile 2021

Santa Gianna Beretta Molla (1922-1962)



Sposa e madre cristiana

Gianna Beretta Molla nacque a Magenta (Milano), nella casa di campagna dei nonni paterni, da genitori profondamente cristiani, entrambi terziari francescani, il 4 ottobre 1922, festa di San Francesco d’Assisi, e l’11 ottobre, nella basilica di San Martino, ricevette il S. battesimo con il nome di Giovanna Francesca. 
Era la decima di tredici figli, cinque dei quali morirono in tenera età e tre si consacrarono a dio: Enrico, medico missionario cappuccino a Grajaù, in Brasile, col nome di padre Alberto; Giuseppe, sacerdote ingegnere nella diocesi di Bergamo; Virginia, medico religiosa canossiana missionaria in India.

giovedì 22 novembre 2012

Santi Filemone ed Appia con il figlio Sant’Archippo di Colossi

Famiglia martirizzata

Filemone di Colosse in Frigia, fu discepolo di San Paolo e a lui l'Apostolo scrisse la più breve delle sue epistole. Era un facoltoso colossese, proprietario di fabbricati e schiavi e  fu convertito e battezzato proprio da Paolo insieme ai suoi. Filemone si distingueva per la sua generosità nel soccorrere e nell'ospitare « i santi » e la  comunità colossese si radunava nella sua « casa ». Appia, o meglio Affia o Apphia, fin dall'inizio della lettera, è posta da  San Paolo a fianco di Filemone «fratello diletto» e salutata come «sorella diletta» (questo aggettivo manca nella maggioranza dei codd. e nelle edizioni critiche, ma si ha nella Volgata, nella Peshitta e in parecchi codd. dal sec. VIII in poi). S. Giovanni Crisostomo, Teodoreto, ed altri al loro seguito, hanno ritenuto, con buon fondamento, che essa fosse la moglie di Filemone. Apparteneva, comunque, certamente alla sua famiglia, come del resto Archippo, nominato per ultimo fra i tre destinatari della lettera i quali formavano un gruppo familiare assai caro a Paolo; Archippo doveva essere il figlio di Filemone ed Appia. La loro casa amica era a disposizione dell'Apostolo. I tre, insieme al loro schiavo convertito Onesimo,  sarebbero stati martirizzati insieme a Colosse.

Santi Cecilia e Valeriano

Famiglia martirizzata

Cecilia viene data in sposa a un pagano di nome Valeriano a cui lei stessa la notte dopo le nozze rivela che ella ha appena fatto, davanti a Cristo, voto di castità. Valeriano è invitato dalla sua sposa a purificarsi a una fonte di grazia in modo che così anche egli possa vedere il suo futuro angelo protettore. Il pagano va quindi sulla via Appia e, trovato il papa Urbano, si fa battezzare da cristiano. Quando torna dalla sua amata, la vede assistita da un angelo e a lui Valeriano chiede la conversione di suo fratello Tiburzio. Ma Turzio Almachio, il prefetto di Roma, fa uccidere i due fratelli che intanto hanno convertito tanta gente, fra cui il funzionario romano Massimo. Almachio fa uccidere pure questo, che Cecilia seppellisce in un sarcofago cristiano. Almachio, per appropriarsi dei beni di Valeriano, fa uccidere Cecilia gettandola in liquidi bollenti ma, visto che la santa ne esce sana e salva, il prefetto la fa decapitare. Il boia la colpisce tre volte senza ucciderla, e lei, nei tre giorni successivi, distribuisce tutti i suoi averi ai poveri e finalmente muore felice. Il papa Urbano, con l'aiuto dei suoi diaconi, seppellisce Cecilia dove si seppelliscono i martiri e i servitori della Chiesa.     

giovedì 25 ottobre 2012

Santi Crisanto e Daria

Famiglia martirizzata

Crisanto figlio di un certo Polemio, di origine alessandrina, venne a Roma per studiare filosofia al tempo dell’imperatore Numeriano (283-284), qui ebbe l’occasione di conoscere il presbitero Carpoforo, quindi si istruì nella religione cristiana e poi battezzare.
Il padre Polemio cercò in tutti i modi di farlo tornare al culto degli dei, si servì anche di alcune donne e specialmente della vestale Daria, dotta e bella donna.
Ma Crisanto riuscì a convertire Daria e di comune accordo, simulando il matrimonio, poterono essere lasciati liberi di predicare, convertendo molti altri romani al Cristianesimo.
Ma la cosa non passò inosservata, scoperti furono infine accusati al prefetto Celerino, il quale li affidò al tribuno Claudio, che in seguito ad alcuni prodigi operati da Crisanto, si convertì insieme alla moglie Ilaria, i due figli Giasone e Mauro, alcuni parenti ed amici e gli stessi settanta soldati della guarnigione, che aveva in custodia gli arrestati.
A questo punto intervenne direttamente l’imperatore Numeriano che condannò Claudio ad essere gettato in mare con una grossa pietra al collo, mentre i due figli e i settanta soldati vennero decapitati e poi sepolti sulla Via Salaria; dopo qualche giorno anche Ilaria mentre pregava sulla loro tomba morì.
Anche Crisanto e Daria dopo essere stati sottoposti ad estenuanti interrogatori, furono condotti sulla Via Salaria, gettati in una fossa e sepolti vivi sotto una gran quantità di terra e sassi.

lunedì 22 ottobre 2012

Beato Giovanni Paolo II (1920-2005)


“Il messaggio che viene dalla Santa Famiglia è anzitutto un messaggio di fede: quella di Nazaret è una casa in cui Dio è veramente al centro. 
Per Maria e Giuseppe questa scelta di fede si concretizza nel servizio al Figlio di Dio loro affidato, ma si esprime anche nel loro amore reciproco, ricco di spirituale tenerezza e di fedeltà.
Essi insegnano con la loro vita che il matrimonio è un’alleanza tra l’uomo e la donna, alleanza che impegna alla reciproca fedeltà e poggia sul comune affidamento a Dio. Alleanza così nobile, profonda e definitiva, da costituire per i credenti il sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa.
La fedeltà dei coniugi a sua volta si pone come solida roccia su cui poggia la fiducia dei figli. Quando genitori e figli respirano insieme questo clima di fede, essi dispongono di una energia che permette loro di affrontare
prove anche difficili, come mostra l’esperienza della Santa Famiglia”

mercoledì 5 settembre 2012

Beata Teresa di Calcutta (1910-1997)


“Se noi, nel quotidiano della nostra vita, riuscissimo almeno un poco a prendere esempio dalla vita e dall’armonia che regnavano nella Famiglia di Nazareth - fra Maria, Giuseppe il Bambino - e se facessimo un po’ rivivere, anche nelle nostre famiglie, l’atmosfera che si respirava in quella casetta, allora ben presto nel mondo ci sarebbero più pace e gioia.
Io desidero tanto che voi riusciate a trasformare le vostre case in un’altra casa di Nazareth, dove regnino pace, amore, felicità”.